Bmx Garlate: il Campionato è alle porte. Parla Marco Radaelli

Manca poco al Campionato Italiano di BMX. Il 19 e 20 settembre, a Creazzo, in provincia di Vicenza, andrà in scena la due giorni tricolore dedicata a BMX e Cruiser, appuntamento che vedrà al via anche i rider della BMX Garlate.

Tra loro ci sarà il “capitano” Marco Radaelli. A confermarlo è lo stesso pilota lecchese, protagonista di questa intervista nella quale racconta mesi difficili, lontano dalle gare e dal ritmo della competizione, ma anche la determinazione che lo ha accompagnato durante il lungo recupero. L’infortunio rimediato in Francia ha inevitabilmente stravolto programmi, ambizioni e calendario. Radaelli è fermo alle gare da oltre tre mesi e ha dovuto rinunciare al cuore della stagione, compresi gli appuntamenti europei e mondiali. Ma proprio nel momento più difficile è emersa ancora una volta la sua voglia di tornare protagonista. E ora l'obiettivo è fissato: settembre, Creazzo, Campionato Italiano. Il capitano ci sarà.
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Marco, qual è stata la cosa più difficile da accettare quando hai capito che avresti perso il cuore della stagione?
«In realtà, quando sono caduto, ho capito subito che avrei perso sicuramente il clou della stagione, quindi Europeo e Mondiale. Non è stato tanto difficile accettarlo, quanto vedere gli altri atleti continuare a gareggiare, allenarsi e fare quello che avrei voluto fare anch’io. Sapere cosa stavano facendo e non poter fare nulla è stata probabilmente la cosa più difficile».

Qual è stata la fase più dura del recupero, fisicamente e mentalmente?
«Fisicamente, senza dubbio la prima parte della riabilitazione. Quando mi hanno dato il via libera per iniziare con i massaggi e con la mobilizzazione passiva, quindi con il fisioterapista che mi muoveva il braccio, è stata molto dura. C'erano momenti in cui il dolore era davvero forte. Ricordo di aver fermato anche due o tre volte il fisioterapista perché sentivo di non riuscire più a sopportarlo. Sapevo però che era una parte necessaria del percorso e che dovevo affrontarla».

Ci sono stati momenti in cui hai pensato: “Non ne posso più”?
«Sì, soprattutto nella prima fase dell’infortunio. Il pensiero che mi ha fatto andare avanti è stato semplice: tutto questo dolore, in qualche modo, servirà a qualcosa? ».

Che cosa hai imparato su te stesso durante questi mesi lontano dalle gare?
«Questa è una bellissima domanda. Ho imparato a conoscermi ancora meglio. Può sembrare strano, ma un periodo di riabilitazione insegna davvero tanto, soprattutto a conoscere il proprio corpo. Facendo determinati esercizi impari a capire meglio quanto puoi spingerti, quali sono i tuoi limiti e quando è il momento di fermarti. Conosci il tuo corpo a 360 gradi e, allo stesso tempo, anche la tua mente. Sopportare tutto quel dolore ti forma e ti tempra».

Hai già pensato a quale sarà il tuo primo obiettivo quando tornerai a gareggiare?
«Sì: vincere l’Italiano, perché sarà la prima gara che farò. Ho già messo giù il calendario e, quando ti sto rispondendo, manca esattamente un mese al Campionato Italiano».

Pensi che questo stop cambierà il modo in cui affronterai salti, gare e rischi?
«I salti no, però probabilmente gare e rischi sì. Soprattutto per quanto riguarda le condizioni meteorologiche. Le ultime cadute sono state banalmente causate anche da condizioni meteo avverse, quindi sicuramente dovrò prestare maggiore attenzione a questi aspetti».

Tornerai con più voglia di prima o senti soprattutto il bisogno di ritrovare gradualmente le tue sensazioni?
«La voglia è sempre quella, al 100 per cento, in ogni cosa. Però la parte più importante sarà ritrovare gradualmente le mie sensazioni. Questo è fondamentale. Anche adesso sto ricominciando a fare le cose e devo riprovare le sensazioni che avevo prima. Bisogna avere pazienza e tornare passo dopo passo».

Qual è stata la cosa che ti è mancata di più della BMX?
«L’allenamento. Mi è mancato soprattutto avere qualcosa da fare durante la giornata, qualcosa che mi riempiva».

Chi ti è stato più vicino durante questo periodo?
«La mia famiglia, come sempre. Mi è stata vicino durante tutto questo periodo e ha avuto un ruolo importante nel mio percorso».

Questo infortunio ti ha cambiato come atleta? E come persona?
«Come persona, per ora, non mi sento cambiato. Come atleta, invece, sicuramente alcune cose le guarderò con un occhio diverso. Durante le gare dovrò imparare a salvaguardarmi un po’ di più, soprattutto pensando al futuro e all’obiettivo delle Olimpiadi. Non significa avere paura, ma essere più consapevole dei rischi e imparare a gestirli meglio».

Quanto hai voglia di far vedere, al tuo ritorno, che questo stop non ti ha fermato?
«Tantissima. Ma non devo dimostrare niente a nessuno. Penso soprattutto a me stesso. La cosa più importante è quello che riesco a fare in allenamento e poi in gara. Quando si va in gara si va per vincere e per ritirare le medaglie, ma prima di tutto devo dimostrarlo a me stesso».

Quando tra qualche anno ripenserai a questa stagione persa, vuoi ricordarla come un anno buttato via o come l’anno che ti ha preparato per qualcosa di più grande?
«È una domanda forte. Vorrei ricordarla come l’anno che mi ha preparato per qualcosa di più grande.
Penso che, come ho detto prima, tutto questo dolore servirà a qualcosa. Sicuramente è stato un anno in gran parte buttato, ma nelle gare che sono riuscito a fare ho visto in me delle cose, delle debolezze e anche degli aspetti che mi hanno rinvigorito nell’animo e cambiato il modo di pensare e di affrontare certe situazioni. Quando sono rientrato ero abbastanza tranquillo, poi ho fatto una gara in cui sono andato completamente in down. Ho capito che dovevo svegliarmi. Non è stato facile, ma con l’aiuto del mental coach sono riuscito a risolvere la situazione. Nella gara successiva ero pronto e ho dimostrato a me stesso che quello che faccio in allenamento posso tranquillamente portarlo anche in gara. Non cambia nulla tra allenamento e gara: ci sono semplicemente gli avversari. Ma una volta superata quella difficoltà, ho capito che potevo tornare a essere quello di prima. Per questo voglio pensare che tutto quello che è successo, tutto il dolore e tutto il lavoro fatto, possano prepararmi davvero a qualcosa di più grande».

Il conto alla rovescia è dunque iniziato. Dopo mesi lontano dai cancelli di partenza, Marco Radaelli è pronto a rimettersi in gioco. Non sarà soltanto un ritorno alle gare, ma il punto di arrivo di un percorso fatto di dolore, pazienza, lavoro e determinazione.

A Creazzo il “capitano” della BMX Garlate vuole esserci. E, soprattutto, vuole tornare a sentirsi nuovamente pilota.
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